Gli Analisti Qualche Volta Sbagliano, Altrettanto I Geopolitici

Francesco Petronella


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Gli analisti qualche volta sbagliano, altrettanto i geopolitici.
Piccolo thread, anche di sfogo, sull’eterna confusione tra geopolitica e politica internazionale, che spesso genera confusione quando si parla di scenari complessi come la guerra in Siria e Ucraina.
Andiamo ⬇️
La geopolitica, da definizione Treccani, è “lo studio delle influenze che la collocazione geografica di un popolo, di una nazione, di uno Stato ha sulla sua storia politica”. Una disciplina, non una scienza, elaborata nel XIX secolo in Germania. Gli analisti qualche volta sbagliano, altrettanto i geopolitici
Una definizione migliore, più calzante rispetto a come viene fatta oggi la geopolitica in Italia, è quella che spesso ho sentito dire a Dario Fabbri: “La geopolitica studia i rapporti (conflittuali) tra le comunità umane nello spazio geografico”, dice grossomodo.
L’idea centrale di questo approccio è sostanzialmente il determinismo. Le comunità – nazioni, popoli, quello che vi pare – hanno una concezione intima della loro posizione nel mondo, della percezione dei nemici e delle minacce esterne più cogenti.
L’esempio più classico, in questo approccio che prende a prestito un po’ di sociologia e psicologia sociale, è quello dei russi: popolo storicamente esposto alle aggressioni nemiche per via dell’enorme pianura sarmatica, che cinge il loro ‘confine’ occidentale. La geopolitica, da definizione Treccani, è “lo studio delle influenze che la collocazione geografica di un popolo, di una nazione, di uno Stato ha sulla sua storia politica”
Esempio diametralmente opposto sono gli americani. Gli Usa non potevano essere altro che un impero talassocratico (sic.), perché dotati di enormi coste sui più grandi oceani del mondo e di collegamenti fluviali interni in grado di sostenere la crescita del Paese e i trasporti. Una definizione migliore, più calzante rispetto a come viene fatta oggi la geopolitica in Italia, è quella che spesso ho sentito dire a Dario Fabbri: “La geopolitica studia i rapporti (conflittuali) tra le comunità umane nello spazio geografico”, dice grossomodo
La geopolitica è per definizione anti-leaderista. I singoli personaggi non sono altro che la proiezione di quella che è la spinta della comunità. Quante volte in questi mesi abbiamo sentito che la guerra è della Russia, non di Putin? L’idea centrale di questo approccio è sostanzialmente il determinismo
La geopolitica è anche anti-economicista. Gli imperi, come quello americano e quello russo, si alimentano di potenza, di grandezza, non di ricchezza. Spesso si lanciano in imprese anti-economiche, come l’invasione in Ucraina e le ‘imprese’ Usa in Iraq e Afghanistan. L’esempio più classico, in questo approccio che prende a prestito un po’ di sociologia e psicologia sociale, è quello dei russi: popolo storicamente esposto alle aggressioni nemiche per via dell’enorme pianura sarmatica, che cinge il loro ‘confine’ occidentale
La geopolitica è anche anti-politologica. Le ideologie di chi governa una determinata comunità in un dato momento soccombono di fronte alla posizione che quella comunità occupa nel mondo, che resta quella e ne determina la ‘vocazione’ (imperiale, marittima, continentale, etc). Esempio diametralmente opposto sono gli americani
La politica internazionale, però, è cosa diversa. Lo dico da ‘profano’, dato che ho studiato arabo ed ebraico (facendo entrambe le tesi di laurea in ebraico biblico e medievale). Parlo sulla scorta di questi anni di lavoro, in cui mi sono occupato quasi sempre di Medio Oriente. La geopolitica è per definizione anti-leaderista
Il determinismo della geopolitica, secondo me, è anche il suo principale limite. Vi faccio l’esempio della Turchia, a cui – data la sua tradizione – viene sempre attribuita una vocazione imperiale (il famoso ‘Neo-ottomanesimo’ del ‘Sultano’ Erdogan). La geopolitica è anche anti-economicista
La geopolitica ci dice che Erdogan è solo un nome (anti-leaderismo), e che la situazione finanziaria disastrosa (anti-economicismo) è nulla in confronto al fatto che la Turchia abbia il secondo esercito più potente della Nato con cui (vorrebbe) egemonizzare il Levante. La geopolitica è anche anti-politologica
A novembre Ankara ha lanciato una nuova operazione in Siria contro le Ypg, con bombardamenti aerei che presagivano una nuova offensiva di terra come quelle iniziate nel 2016. Ne ho scritto su @ilfoglio.

ilfoglio.it/esteri/2022/11…

Ebbene mi sbagliavo: nessuna offensiva di terra. Probabilmente ho ‘peccato di geopolitica’, sottovalutando quegli elementi che spesso finiscono schiacciati dal determinismo. Riassunti benissimo in quest’analisi dell’Atlantic Council
atlanticcouncil.org/blogs/menasour…
In sintesi: le elezioni si avvicinano e i sondaggi dicono che i turchi propendono più per un riavvicinamento ad Assad che a una nuova offensiva per il ‘rientro volontario’ dei profughi siriani (3,5 milioni). A questo, chiaramente, si aggiunge la ‘moral suasion’ di Russia e Usa. La politica internazionale, però, è cosa diversa
Il punto qui è che è la politica interna a dare forma alla politica estera, di cui – come molti dicono – è una naturale prosecuzione. Incredibile ma vero: anche il ‘sultano’ guarda i sondaggi ed è quindi disposto ad abdicare alla sua funzione ‘imperiale’.
L’unico possibile approccio alla politica internazionale, concludo, è quindi multidimensionale. Non conta solo la geopolitica: contano le idee, le contingenze (anche economiche) e i leader. Se non si fa così, le analisi da ‘cassandre disattese’ saranno sempre dietro l’angolo. Il determinismo della geopolitica, secondo me, è anche il suo principale limite
@threadreaderapp unroll pls

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